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Gli impianti policiclici al Secondo Congresso Internazionale di Selvicoltura

"Sono stati pubblicati gli Atti del Secondo Congresso Internazionale di Selvicoltura. Progettare... Leggi tutto...
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Pioppi di grandi dimensioni con le piantagioni policicliche

Il giorno 7 novembre 2014, a Quargnento (AL), AALSEA organizza un convegno sulla produzione di... Leggi tutto...
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“Le piantagioni policicliche permanenti: ridurre il divario fra arboricoltura da legno e bosco”

Nel mese di luglio AALSEA ha contribuito con un articolo, dal titolo “Le piantagioni policicliche... Leggi tutto...
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LIFE+ InBioWood si presenta!

“L’arboricoltura da legno con le Piantagioni Policicliche Permanenti (PPP) sta superando nuove... Leggi tutto...
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Fabbisogno di ricerca e innovazione nel settore forestale italiano

Si riporta il Rapporto sulla Ricerca Forestale prodotto dal Ministero delle Politiche Agricole... Leggi tutto...
Lettera aperta ad Amministratori pubblici e soggetti privati sui problemi del settore vivaistica forestale
 
 

 

Sottoscrizione-AALSEA-2011L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dichiarato l’anno 2010 appena trascorso “Anno della biodiversità“. La biodiversità è minacciata, infatti, dalle attività economiche insostenibili, così come dalla crescita della popolazione, dai consumi eccessivi, dall’urbanizzazione incontrollata, dallo sfruttamento dei suoli e dalla diffusione incontrollata delle specie animali e vegetali. L’anno in corso 2011 è stato proclamato dall’ONU “Anno Internazionale delle Foreste”. Si tratta di un insieme di iniziative di ampio respiro volte a diffondere la conoscenza sulle azioni globali a sostegno della gestione forestale sostenibile, della protezione e della valorizzazione degli alberi e delle foreste.


All’interno di queste cornici sono nate, come in un puzzle, tante iniziative a livello di singoli Stati e di Amministrazioni locali. Nonostante ciò si corre il rischio che, passati questi due anni di grande sensibilità per tali tematiche, l’attenzione popolare e soprattutto quella di chi ne ha la delega per programmare il futuro, venga distolta e rivolta verso altri argomenti di attualità a scapito di questi che sono senza dubbio da ritenersi basilari e pesantemente condizionanti la vita dell’uomo sulla Terra.  

Per questo è importante far convergere l’attenzione delle Amministrazioni regionali e statali sulla fondamentale importanza del potenziamento e della riorganizzazione dei vivai forestali italiani quale primo anello indispensabile della catena destinata alla salvaguardia della biodiversità e delle foreste del nostro Paese. E’ a tutti noto, infatti, che la filiera produttiva della vivaistica forestale influisce sulla biodiversità a livello di ricchezza di specie e di ricchezza di diversità genetica intraspecifica, così come è stato più volte ribadito che, per garantire il successo delle nuove piantagioni e la sopravvivenza dei nostri popolamenti boschivi, il postime forestale utilizzato nei nuovi impianti deve provenire da aree con caratteristiche stazionali il più possibile simili a quelle di impiego ed essere caratterizzato da un’ampia rappresentatività genetica.

La possibilità di salvaguardare insieme la biodiversità ed il nostro sistema di foreste e piantagioni da legno è legata pertanto alla disponibilità di piante, di provenienza certa e certificata, in quantità e qualità corrispondenti alle necessità degli utilizzatori. E’ noto da tempo che, in Italia, la richiesta di mercato del postime subisce delle fortissime oscillazioni legate alla discontinuità delle risorse finanziarie destinate al settore agricolo e forestale soprattutto attraverso i Piani di Sviluppo Rurale. Tali oscillazioni non sono prevedibili dai vivai che, viceversa, devono necessariamente lavorare su una programmazione pluriennale e stabile. La non convergenza tra i programmi agro-forestali e quelli vivaistici porta, da molti anni, a riscontrare periodi di scarsa disponibilità di piantine forestali sul mercato, alternati a momenti in cui invece questa abbonda. Le conseguenze dirette sono l’importazione incontrollata di materiali vivaistici non adatti ai nostri ambienti, nel primo caso, e la distruzione di considerevoli quantitativi di piante invendute, nel secondo.

In Italia la produzione di piante forestali, da impiegare anche per le piantagioni di arboricoltura da legno, deriva , per gran parte, dal settore vivaistico pubblico, che frequentemente perseguono protocolli di coltivazione diversificati tra una Regione e l’altra. Sono rari i vivai privati che si dedicano esclusivamente a questo settore. Questi ultimi sono più spesso strutture specializzate in altre tipologie di produzione che  si orientano verso il settore forestale od ambientale solo nei momenti in cui la domanda di postime raggiunge i picchi più elevati. E’ facile prevedere che i vivai più o meno legati al settore pubblico si troveranno presto a dover fare i conti con le sempre più scarse finanze statali e regionali. Le forti oscillazioni del mercato delle piante forestali , a cui pocanzi si faceva riferimento, non potranno consentire ai vivai di fare affidamento su introiti tali da coprire le spese, che invece sono costanti nel tempo, pregiudicandone così la possibilità di sopravvivenza. Per questo, restando immutate le attuali condizioni, non si intravede alcuna possibilità di ripresa, nell’immediato futuro, della vivaistica forestale del nostro Paese sviluppata secondo criteri di sostenibilità, mentre è elevato il rischio che, nei periodi di forte domanda, aumenti l’importazione delle piante provenienti dalle aree del Nord ed Est Europa. Il pericolo è un’incontrollata diffusione in Italia di piante di provenienza spesso inadatta ai nostri ambienti, con elevato rischio di “impoverimento”dei nostri ecotipi a causa dell’incontrollabile diffusione di materiale genetico diverso da quello delle nostre piante autoctone.  

Per quanto sopra è auspicabile che le Amministrazioni pubbliche, al fine di perseguire la salvaguardia della biodiversità e la qualità delle piantagioni da legno e degli imboschimenti, inseriscano tra i propri obiettivi  la riorganizzazione della vivaistica forestale.

In ogni caso si ritiene indispensabile rivedere il sistema di programmazione delle risorse finanziarie, in particolare tramite le misure dei Programmi di Sviluppo Rurale regionale destinate all’imboschimento, ponendosi obiettivi di lungo respiro garantiti da fondi anche limitati, ma costanti nel tempo.
Solo così sarà possibile  una programmazione vivaistica,  che è obbligatoriamente di durata pluriennale, come imposto dai tempi necessari per produrre, a partire dalla raccolta del seme, piante di qualità genetica e colturale elevata.

 
Propositore e primo firmatario:
Moraldi Moreno  - Vivaio UmbraFlor s.r.l. - AALSEA Gruppo vivaistica

    Primi sottoscrittori:
      • Buresti Enrico -  Presidente AALSEA - AALSEA Gruppo vivaistica
      • Maltoni Alberto -  Università di Firenze - AALSEA Gruppo vivaistica
      • Mariotti Barbara -  Università di Firenze - AALSEA Gruppo vivaistica
      • Montecchio Lucio -  Università di Padova - AALSEA Gruppo vivaistica
      • Mori Paolo  -  Compagnia delle Foreste - AALSEA Gruppo vivaistica
      • Tani Andrea - Università di Firenze - AALSEA Gruppo vivaistica

               

              Chi si riconosce e condivide questo documento può sottoscriverlo compilando il form sottostante. Il documento sottoscritto verrà inviato ai responsabili, tecnici e politici, della vivaistica forestale, delle piantagioni in foresta e fuori foresta che operano nelle Regioni, nei Ministeri e nella Commissione Europea.

               
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